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Un’Europa che non si parla

Parafrasando Umberto Eco, oggi farebbe ridere pensare ad una guerra tra spagnoli, tedeschi, francesi e italiani. Fa un po’ meno ridere e anzi, imperversa sulla stampa nazionale italiana, pensare ad un attacco mediatico contro i tedeschi da parte italiana. C’è l’economia di mezzo, c’è un presidente del Consiglio dei ministri italiano gradito all’amministrazione Merkel, gradito ai tedeschi, gradito alla finanza europea e non, che sta decidendo delle misere sorti della popolazione italiana. Questa persona, pare suggerita se non proprio intimata, da Berlino al Palazzo del Quirinale a Roma, è oggi orizzontalmente giudicata come il salvatore della patria soprattutto da sinistra.

Mentre orizzontalmente il Parlamento ha votato la fiducia al nuovo governo Monti su misure che vanno a toccare la popolazione nei suoi strati più bassi, i media mainstream si dispiegano ad una cieca fiducia nel suo operato, o, più surrettiziamente a distruggerne la figura per riportare l’Italia alle tanto agognate elezioni, perché il governo “tecnico”, che di tecnico ha ben poco, non è espressione dell’elettorato italiano.

Su questa china pericolosa si inserisce l’incredibile vicenda del commento di Fleischhauer sullo Spiegel tedesco, che, riportato in parte da Repubblica, ha sollevato le ire antitedesche delle colonne de Il Giornale aprendo una nuova campagna denigratoria nei confronti dei tedeschi proprio in coincidenza di una data sensibile come quella del Giorno della memoria.

Il problema non è tanto se Il Giornale apra una campagna denigratoria contro un intero popolo tacciandoli di un perdurante razzismo e nazismo o meno, quanto l’impotenza dei lettori tutti (e mi riferisco qui ai lettori italiani) che di fronte ad un articolo in tedesco nella migliore delle ipotesi aprono la pagina di Google translator o babelfish e si affidano agli automatismi della traduzione di una macchina.

Vien da sé che di fronte ad un articolo in una lingua sconosciuta non si possano avere gli strumenti intellettuali per verificarne contenuto e critiche.

Il problema europeo non è dato solamente da una pseudo amministrazione federale che basa i suoi poteri su una banconota, mantenendo i campi giuridici e politici nell’alveo di un’accozzaglia di politiche nazionali (con quale prezzo, in Italia) che vanno disordinatamente in direzioni sempre diverse; salvo poi riconoscere la priorità di processi europei sovrastatali quando si tratta di distruggere l’istruzione italiana passando per il Processo Bologna o si tratta di dare in appalto grandi opere pericolose e osteggiate dalla popolazione come il raccordo ferroviario Torino – Lione.

E’ forse semplicistico tentare di ridurre ad una questione linguistica il groviglio di problemi che legano e imbrigliano il Vecchio continente? Probabilmente sì, rimane il fatto che a differenza dei nostri vicini di casa (parlo degli extracomunitari svizzeri) in Italia e in maniera più velata in altri paesi europei non si è formato uno spirito federato, attraverso una formazione che potesse rendere perseguibile uno sforzo di comprensione di una cultura apparentemente differente, come accade per quelle europee.

Lo sforzo formativo negli ultimi dieci anni si è indirizzato, usando un generoso eufemismo, verso la diffusione della lingua inglese, quando giusto Oltralpe, nella svizzera federata, è normale che le persone parlino correntemente un’altra delle lingue della federazione.

Non credo che Oltralpe i fattori genetici siano particolarmente differenti dai nostri da permettere un eccezionale apprendimento, tutt’al più si può parlare di un progetto formativo e politico necessario e mirato. Quello che ci manca. Un senso comune che faccia dell’apprendimento almeno di un’altra lingua comunitaria (oltre a quella inglese, che è un puro strumento di servizio) una condizione senza la quale l’integrazione europea non ha alcun senso.

E così nel giorno della memoria ci ritroviamo a dover leggere che a Schettino ci pensiamo noi italiani e che i tedeschi pensino alle loro Auschwitz, dimenticando, proprio nel giorno della memoria, chi ha generosamente appoggiato e aiutato i nazisti nel piano della soluzione finale. Dimenticando, ancora nel giorno della memoria, che la Germania e i tedeschi hanno avuto il coraggio e il buon senso di affrontare il proprio passato, politicamente e culturalmente, mentre in Italia, nel paese del Sole e della brava gente, la questione del fascismo trattata nella migliore delle ipotesi come una triste parentesi della nostra storia non è mai stata affrontata, si è preferito tacere, ritrovandosi poi, con somma sorpresa di intellettuali, politici moderati e classi dirigenti ammiccanti, con amministratori locali e nazionali leghisti e fascisti che stanno declinando le peggiori tesi fasciste con la volgarità retorica espressiva di un paese ormai putrefatto.

Terminando, non stupisca il fatto che in Germania si è dato tanto risalto alla tragedia cercata del Costa Concordia, molti tedeschi, anche tra ampi strati della popolazione, vengono in Italia per questo tipo di turismo, soprattutto in un momento in cui la Grecia non offre più un porto sicuro a prezzi più vantaggiosi come accadeva fino a qualche anno fa.

Non stupisca il fatto che Schettino sia definito l’uomo italiano che vuol fare bella figura, pronto a fuggire al primo problema, perché, a dirla tutta, abbiamo sentito connazionali che dimenticando le origini napoletane di De Falco, hanno dato il meglio dello spirito italiano nell’insultare il partenopeo Schettino, non in quando signor Francesco Schettino, ma in quanto napoletano.

E non stupisca se dopo un ventennio di cucù, carfagne, ruby, dell’utri, obama aiutami: i giudici comunisti mi perseguitano, i tedeschi abbiano capito il significato di un inchino, perché ci sono andati ancora molto leggeri, rispetto alla realtà degli inchini italiani.

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