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Un anno di Corea. Pane amore e fantasia.

Un anno di Corea.

Pane:

Il pane c’è eccome. C’è un incredibile movimento sempre nell’aria, folle nelle strade, gente che si riversa per fare acquisti, si muove si muove si muove, tanto che fino a sei mesi fa continuavo a chiedermi: “ma dove cazzo correte?”.
Sì, sono italianissima e tutta questa frenesia mi appare strana tanto da guardarla con un’espressione tra lo stupito e l’impossibilità di capire a fondo.
Poi ti ci trovi dentro e capisci. Si tratta del pane. Corri per il pane, corri per lavorare, per fare più cose tutte insieme, perché vuoi farle e gli spostamenti sono sempre lunghi e faticosi, per le condizioni ambientali, per la folla tra cui devi farti spazio, quella stessa folla che ti cammina addosso in metropolitana, per strada…
Essere attivi. E finalmente tornare a casa e non aver nemmeno voglia di cucinare, talmente si è stanchi.

Amore:

Amore… l’amore è difficile definirlo, impossibile quasi, nella prorpia lingua. Coniugarlo in un’altra lingua diventa un’impresa indescrivibile. Coniugarlo poi nei ritagli di tempo, quelli che cerchi di costruire per vedere la persona a cui tieni… E cercare di capire perché sia tutto così difficile qui… Perché se veramente vuoi vedere qualcuno ad un certo punto diventa tutto incredibilmente complicato, il tempo tiranno non lascia spazio agli affetti e alle carezze tranquille e ci si ritrova nei tempi morti e non intimi a guardarsi talvolta in silenzio e cercare di capire che cosa avrà mai nella testa.
Perché da questa parte del mondo l’amore non è tutto.
Io sono iper-italiana in questo. Noi probabilmente non ce ne rendiamo molto conto, quando siamo in patria, ma attorno all’amore ruota la nostra vita, l’amore è il centro del centro del nostro più intimo desiderio, il coronamento, la base, il tutto. I sentimenti sono importanti ed esprimerli, aver voglia di viverli ubriacandosene è il primo e ultimo pensiero la mattina e la notte, addormentandosi.
Altrove l’amore è accessorio.
Importante, magari sì. o magari no.
Amore come sentimento o base per una vita agiata. Contratto.
In un posto dove è impossibile incontrare persone “per caso” diventa tutto incredibilmente difficile, ma anche incredibilmente prezioso.
E il tempo diventa la prova più importante da superare.
Dedicare, ricordare, ritrovare, dopo tempo, non lasciare arrugginire dal clima austero dell’invero o estenuante dell’estate quel pugnetto di sentimenti e di momenti che si sono vissuti con l’altro, è operazione delicata, faticosa.
E il tempo cosa mi ha detto? Al tempo ho lasciato spazio per parlare e lo sto ascoltando. Forse sbaglio o forse no. Ma sto dando tempo al tempo per vedere cosa me ne esce, io che sono sempre così immediata e impaziente. Io che avevo una fretta indescrivibile e ho prolunguato e postposto la mia partenza ogni tre mesi, bomba ad orologeria….

Fantasia:

La fantasia. Quello che manca.
Dov’è la fantasia? In tutto questo intreccio di impegni e di desideri che il mio ingenuo animo italiano cerca di tenere in piedi manca totalmente la fantasia. La creatività, la passione, il fuoco. Il rosso sangue. Io cerco sempre il rosso perfetto, ma qui il mio rosso non c’è. Il rosso sulle labbra, mi hanno raccontato, ricorda storie di fantasmi e porta alla loro immaginazione il sangue di un topo mangiato a morsi che lascia sangue sulle labbra.
Il rosso per noi è il fuoco. E’ l’ardore, l’impazienza, sì, l’azzannare e mordere voracemente la passione, il bruciare dentro impazziti, ubriachi di sensi.
Dove si corre, dove si va, dove ci si affanna tanto, perché lo si fa, se non per passione?

Arrivo da una società talmente ricca e bella che può permettersi di sognare e fantasticare, di rispondere criticamente agli insegnamenti. Di non memorizzare, ma di interiorizzare e riproporre secondo una mia nuova interpretazione quel che ho visto, sentito, letto.
Tutto da noi è così pervaso di bellezza e di arte, di momenti alti, succosi, lirici, non siamo abituati alla prosa del cemento, perché pure in mezzo alle colate di cemento, abbiamo mantenuto, nonostante tutto, quelle radici forti che ci legano al passato e alla grandezza con cocci di pietra di duemila anni, con mattoni rosati e pietre bianco ghiaccio ancora a distanza di quasi mille anni.
Noi non dimentichiamo. Difficilmente pensiamo le persone siano intercambiabili. Abbiamo e diamo tanto spazio al cuore della gente. Noi diamo tempo all’altro, dedichiamo, ce lo togliamo, perché l’altro è importante. Quell’altro. Amicizie, sentimenti, famiglia, tutto vien prima delle nostre piccole umane sciocche ambizioni.

Allo stesso tempo però qui, il fatto di poter veramente coltivare qualche relazione umana dà come l’impressione che sia un rapporto privilegiato e in qualche modo speciale.

E’ veramente solo un’illusione? Non è che è stato solo il caso a lasciarci questa opportunità?

 

L’Italia mi manca abbastanza. Verso sera, o anche in un momento libero come ora, mi manca il cibo, il sapore, l’odore, i suoni, i colori, la delicatezza del clima, che ci tratta come dei, noi siamo dei e possiamo permetterci quel clima e quei colori, quella bellezza. Noi siamo dei intrappolati nell’illusione di avere una posizione simile agli altri esseri umani.

Non è così.

Viviamo da Dei e non lo sappiamo. E abbiamo falciato, depredato, stuprato quella meravigliosa terra e i suoi tesori.
Avevo sentore di questo, ma non l’ho capito veramente finché non ho visto che cazzo vuol dire dover subire un clima così ostile (e rispetto ad altre parti del mondo….) quando d’inverno o in piena estate anche solo andare a comprare un pacchetto di sigarette è un’impresa…
Non capivo veramente tutta la bellezza che respiriamo… e noi brilliamo grazie a tutta la bellezza architettonica, l’aria tiepida, amorevole, la brezza gentile, i colori freschi, che ti vien voglia di mangiarla, ingoiarla tutta quella bellezza.
E non tornare significa non voler più vedere lo scempio che se ne fa di quella bellezza, per la miseria del vile denaro, non quello di sopravvivenza, ma il vile e sporco denaro che bagna di sangue la penisola dal secondo dopoguerra spacciandosi per democrazia.

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