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presentazione

Es war einmal…

C’era una volta, ora c’è di nuovo.
Questo piccolo spazio è cambiato, un per vanità, un po’ perché non sono riuscita a portare avanti il progetto iniziale, un po’ perché impedimenti di tempo, tecnici etc erano di ostacolo.
Così ritorno con questo spazietto, dove magari qualcosa di buono è ancora reperibile, pubblicando disordinatamente un po’ di tutto… quando ho tempo.
Giustamente avevo pensato al termine Babel, tempo fa, per descrivere questo spazio, ora forse userei, senza mezzi termini, la parola boudoir

Vi lascio con la presentazione “precedente”.
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Questo sito è stato pensato per gli utenti Firefox, scelta ben poco opinabile a mio parere. Se sei utente explorer, io ho fatto tutto il possibile per rendere leggibile il codice anche allo stupido browser che ti ostini ad usare, nulla di personale, ma scaricati Firefox.

Non mi sono nemmeno presa la briga di vedere come funziona il sito sotto Safari o tutto quello riguarda mac, non solo per scazzo, ma proprio perché se usi i tuoi soldi per comprarti un mac… non mi pronuncio. Te l’han regalato? Non mi riguarda : )

Ora che hai Firefox, sappi che se non ci vedi bene puoi cambiare la grandezza dei caratteri come più ti pare, semplicemente usando la tua tastiera…

per ingrandire CTRL + per ridurre CTRL – tornare alle impostazioni iniziali CTRL 0

Un altro browser figo è Opera, provalo.

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Dopo queste formalità arriviamo a qualcosa di sostanziale.

Questo sito nasce principalmente dall’esigenza mia di confrontarmi in passato con html e cms, ora css, php, xml. Mentre tento di imparare senza aprire manualoni costosi [in termini di sudore, soprattutto, alle tempie], ho deciso di mettere online alcuni testi a cui tengo particolarmente ed irreperibili nel web [o in cartaceo, in edizioni ormai non più ristampate da tempo, eppure ci mettono pure dei copyright inumani*]. Si tratta principalmente di testi gramsciani o di ciò che più mi aggrada, penso a Brecht, Pavese, qualcosa di cinema, mol.to di politica, interna, ma anche qualcosa di politica internazionale, non per ultimo… l’informatica intesa come libero sapere, etc.

Per questo il sito ha come sottotitolo babèl (letto alla messicana…), ma anche per altre ragioni [che nulla hanno a che fare con quel filmetto con pitt] , Babel per un album di Santa Sabina, Babel per le lingue, la traducibilità gramsciana che può intrecciarsi tra lingue semantiche e quelle… informatiche… i linguaggi… (che sarebbe bello capirci qualcosa di programmazione seria, ma ho già le mie difficoltà a contare il resto dal tabaccaio, figuriamoci usare algoritmi o programmare………….), ecco perché tutto quel che mi riguarda [che guardo] è un po’ una Babel…

Acidità iniziali a parte [che non sono uno scherzetto] sono ben poche le cose che amo, molte tra queste possono rientrare comodamente in questo spazietto virtuale.

* per quanto riguarda le questioni di copyright: gli articoli gramsciani qui riportati sono dattiloscritti dalle edizioni cartacee del Grido del popolo, Avanti! e L’Ordino Nuovo. I cazzo di 70 [settanta] anni son passati, avoja… intanto la famiglia Gramsci in Russia fa la fame, ma vedo che l’Einaudi, che ormai usa pubblicare roba meglio se non comunista, vedo che non va tanto male. Grazie al cazzo.

Per quanto riguarda gli altri testi da monografie o antologie/raccolte, molti dovrebbero ancora essere coperti da copyright, io ho riportato qui tutto in html, non mi sento in alcun modo responsabile di leso copyright e ora spiego il perché… già solo il fatto di rendere pubbliche le fonti: cioè brani da cartaceo risalente nella maggior parte dei casi a cinquanta, trenta anni fa e mai più ripubblicati… è un servizio pubblico ed anzi mi dovrebbero far un monumento per renderne parte accessibile e anzi in qualche maniera pubblicizzarli.

Accostata alla “vita degli studi”, resa di fatto impraticabile da un mondo accademico italiano baronale tanto da far accapponar la pelle [a volte mi sembra di vivere in un servizio di Report che non potrà mai essere messo in onda], mi son resa presto conto dell’impraticabilità della ricerca se non si ha il tempo per stare ai tempi del “servizio pubblico” ormai privatizzato, delle incompetenze di un personale (spesso acquisito clientelarmente) incompetente e poi ancora l’ultimo parodossale scoglio del copyright e della privacy…

Qui non si tratta di costosissimi testi d’esame pubblicati l’anno passato per i corsi delle triennali, non si tratta di ledere ai diritti dell’autore, si tratta di rendere la ricerca e la conoscenza un’odissea.

Non si tratta dell’ultimo album di un gruppo emergente, di uno scritto inedito, si tratta di poter fare la fotocopia di un testo prima che tutte le biblioteche della tua città abbiano perso quel testo perché fuori posto, perché mai più restituito, perché… e assicuro che questo non è un caso limite. I libri [ma mi riferisco a tutto il cartaceo] andrebbero tenuti come dei tesori inestimabili, sono fatti di carta!!! I contenuti andrebbero riversati in archivi digitali, ma siamo nel 2007, e in questo paese di cialtroni [datemi torto] non si trovano fondi per la cultura.

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Poi certo l’obiettivo è basare una società su playstation, programmi della defilippi, partite di calcio, cultura alla pansa o quella che rimesta solo nel torbido, una flessibilità di lavoro che certo darà presto i suoi contraccolpi. Ma sicuramente vedere oltre l’interesse immediato è roba da comunisti e qui guai a non professarsi tutti liberali.

Lo sfogo si è riversato in una generale accozzaglia di luoghi comuni… lo so, ma tant’è.

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Questo sito, che mi costa comunque un po’ di impegno, nonostante possa non sembrare, è dedicato a mio padre, un raro esempio di moralità in una piccola realtà di provincia, ma la spinta principale che mi porta a continuare in questo piccolo progetto è dedicata alle persone che sono state o sono tuttora, più o meno esplicitamente, sfruttate, oppresse, ricattate: affinché non demordano, continuino a combattere, non permettano la mortificazione delle proprie capacità , perché non pieghino la propria moralità alla vanità , agli oppressori, agli sfruttatori ed ai ricattatori, ma soprattutto che presto s’avvedano degli ipocriti, i peggiori: coloro che sono «perfettamente a posto con la morale sanfedista che pretende la buona educazione e la correttezza dagli altri […] e pretende per i propri adepti il privilegio e l’incolumità , quando essi ritengono opportuno di essere scorretti e disonesti, perché il fine giustifica i mezzi…» [Antonio Gramsci, I Galantuomini, «Avanti!», XXI, 218, 8 agosto 1917].

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